Cap. 10 · oggi · 2008-2026

Prato contemporanea — dalla crisi al voto del 2026

La crisi 2008-2012, i dieci anni Biffoni, la riapertura del Centro Pecci, l'economia circolare e il marchio europeo del cardato riciclato. E il voto del 24-25 maggio 2026 — il presente che stiamo vivendo mentre questa storia viene scritta.

Centro Pecci a Prato
Il Centro Pecci dopo l'ampliamento del 2016 — l'edificio originale di Italo Gamberini (1988) avvolto dall'anello dorato di Maurice Nio

Questo è il capitolo che stiamo vivendo. La differenza con tutti gli altri capitoli del libro è che qui le fonti non sono ancora storiografia: sono cronaca, dati ufficiali del Comune, report di Camera di Commercio, delibere ancora fresche. È il capitolo più esposto al rischio di sbagliare un numero o una data — e anche quello in cui ognuno di noi può, andando in piazza, in via Pistoiese, al Macrolotto, controllare con i propri occhi se quello che leggiamo è vero.

Per questo, qui più che altrove, vale l'invito: se trovate un errore, segnalatecelo. Lo correggiamo.

La crisi 2008-2012

La crisi finanziaria globale del 2008 ha colpito Prato come e più di altre città industriali italiane. Fra il 2010 e il 2012 hanno chiuso aziende storiche del distretto, l'occupazione manifatturiera è precipitata ai minimi, il PIL del territorio si è contratto. È stato il momento più cupo della nostra storia recente — un buco economico e morale insieme. Per due secoli il distretto pratese era stato qualcosa di vivo, di solido, di certo. Tutto a un tratto sembrava finito.

Ma è anche stato il momento in cui Prato ha cominciato a ripensarsi. E gli anni dieci e venti del nuovo secolo sono stati gli anni in cui la città ha trovato — un passo alla volta, non senza fatica — una propria via per uscire dal buco.

I dieci anni Biffoni (2014-2024)

Nel 2014 viene eletto sindaco Matteo Biffoni. Resterà in carica per due mandati consecutivi: primo mandato 2014-2019, secondo mandato 2019-2024. Sono i dieci anni che hanno traghettato Prato dalla crisi al presente.

Della sua amministrazione si ricorderanno, al netto del giudizio politico:

  • La riapertura del Centro Pecci ampliato (vedi sotto).
  • Il rilancio dell'immagine internazionale della città — i grandi giornali esteri hanno smesso di scrivere di Prato solo per la chinatown e l'incendio del 2013, e hanno iniziato a scriverne come modello europeo di rigenerazione tessile.
  • La gestione della pandemia COVID-19 (2020-2022), particolarmente complicata per un distretto fatto di centinaia di piccole imprese e di una comunità cinese molto esposta.
  • L'impegno strutturato sulla sostenibilità: economia circolare, riciclo, moda sostenibile.
  • Il dossier per il marchio IGP del cardato riciclato pratese, oggi a un passo dal riconoscimento europeo.
  • La candidatura di Prato a "Capitale italiana della cultura" (non vinta, ma significativa).

La memoria storica giudicherà — fra qualche anno, con il distacco che ai contemporanei manca — quanto di questa eredità reggerà nel tempo.

2024-2025: la prima sindaca, poi il commissariamento

Nel giugno 2024 Prato elegge per la prima volta nella sua storia una donna sindaca: Ilaria Bugetti. Vince al primo turno. È una novità che molti pratesi salutano con speranza: la città cambia, le istituzioni cambiano con lei.

Il mandato dura un solo anno. Il 20 giugno 2025 Ilaria Bugetti rassegna le proprie dimissioni dalla carica di prima cittadina, dopo l'apertura di un'inchiesta della procura di Firenze in cui risulta indagata per corruzione. L'inchiesta è in corso al momento in cui questa storia viene scritta — le presunzioni di innocenza vanno rispettate fino al pronunciamento dei giudici — ma le dimissioni portano direttamente alle conseguenze istituzionali: il commissariamento del Comune fino a nuove elezioni anticipate.

È un capitolo doloroso, da raccontare in sobrietà. La storia di una città si scrive anche con le pagine che si vorrebbe non avere scritto. Non si scrive omettendo.

Le elezioni anticipate del 24-25 maggio 2026

Il 24 e 25 maggio 2026 Prato torna eccezionalmente alle urne — due anni prima del ciclo naturale, conseguenza del commissariamento. Sono le prime elezioni comunali dopo il commissariamento e seguono solo di due anni il voto del 2024.

Durante la campagna il sito praho ha provato a coprire l'appuntamento con uno sguardo civico indipendente — schede dei candidati, programmi, promesse documentate, hall di trasparenza sui mandati precedenti. Era un esperimento di giornalismo civico locale: senza pubblicità, con le fonti, fuori dal ring partitico. A consultazione conclusa le pagine di campagna sono state archiviate — praho non vuole essere un osservatorio politico permanente, e la sezione tornerà a esistere solo al prossimo ciclo, con i candidati e i programmi di allora.

Il Centro Pecci, il simbolo del cambio di passo

Il 16 ottobre 2016, dopo anni di lavori, riapre il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci. Non è solo una notizia culturale — è un fatto identitario.

Il Pecci era nato nel 1988 dalla donazione della famiglia Pecci, imprenditori tessili, al Comune di Prato. Era stato uno dei primi musei italiani interamente dedicati all'arte contemporanea, ed è opera dell'architetto fiorentino Italo Gamberini — un grande del razionalismo italiano del Novecento. Negli anni Duemila era invecchiato, era stato chiuso, era diventato simbolo dell'incompiuto.

La riapertura del 2016 ha fatto due cose insieme. Ha restaurato integralmente l'edificio Gamberini (un atto di rispetto verso il razionalismo italiano che molti musei contemporanei avrebbero semplicemente demolito). E ci ha avvolto attorno il nuovo anello dorato progettato dall'architetto olandese Maurice Nio — la superficie metallica curva che oggi si vede dalla Firenze-Mare e che è diventata uno dei simboli urbani di Prato moderna.

Le due architetture insieme — il razionalismo di Gamberini e l'anello dorato di Nio — sono diventate la metafora visibile di quello che Prato ha provato a fare in quegli anni: tenere la propria storia (anche quella industriale, anche quella che sembrava finita) e avvolgerla in qualcosa di nuovo. La città che cambia senza buttare via quello che era.

L'economia circolare — i numeri di un distretto che si reinventa

Negli anni dieci e venti il distretto pratese ha trovato una nuova narrazione — anzi, ha riscoperto quella vecchia. La lana rigenerata, l'invenzione del Conte Mazzoni e Baggio del 1850 (vedi Capitolo 5), in un mondo che chiede moda sostenibile è diventata di nuovo valore. Riciclare gli stracci di lana per farne tessuto nuovo è esattamente quello che a Prato si sa fare da centosettant'anni — l'unica città al mondo che lo sa fare a questa scala.

I numeri di oggi, riportati dalle camere di commercio e dagli osservatori del distretto, fotografano la dimensione:

  • Circa 100 milioni di metri quadrati di tessuto cardato e pettinato prodotti ogni anno.
  • Circa 22.000 tonnellate di stracci di lana lavorate annualmente per la rigenerazione.
  • Circa 28.000 tonnellate di fibre rigenerate ottenute.
  • Oltre 350 aziende del distretto allacciate al sistema di depurazione e riuso dell'acqua di GIDA (Gestione Impianti Depurazione Acque), il più grande impianto europeo di riciclo delle acque industriali tessili.

Sono numeri da capitale mondiale di un settore. E sono numeri che spiegano perché — nonostante la crisi, nonostante la concorrenza globale, nonostante la trasformazione cinese del distretto — Prato non si è arresa.

Il marchio europeo del cardato riciclato

Il riconoscimento istituzionale di questo modello è arrivato a un passo dalla certificazione formale. Il marchio Cardato Riciclato Pratese è in candidatura per ottenere l'Indicazione Geografica Protetta (IGP) — il primo marchio europeo nella storia per un prodotto manifatturiero non alimentare. L'obiettivo dichiarato del Comune, di Confindustria Toscana Nord e del Ministero del Made in Italy è ottenere il riconoscimento ufficiale entro il 2026.

Se andrà a buon fine, sarà la prima volta che l'Europa riconosce una filiera circolare territoriale come patrimonio geografico tutelato. La forma giuridica dell'IGP, fino a oggi pensata per Parmigiano-Reggiano e prosciutti, applicata per la prima volta a una manifattura di riuso. È un piccolo evento europeo in cui Prato è capofila.

Una piccola nota sul presente

Il fatto che questa "Storia di Prato" venga scritta — e pubblicata su un portale civico nato pochi giorni prima delle elezioni — non è un dettaglio neutrale. È parte della storia stessa, anche se ai contemporanei non sembra.

Per la prima volta nella storia pratese, un cittadino indipendente con strumenti di intelligenza artificiale come supporto editoriale prova a tenere un registro pubblico, trasparente, fonte-linkato, di quello che accade in città. Errata-corrige aperto, ammissione esplicita degli errori, nessuna arena politica.

È un piccolo esperimento di giornalismo civico, in scala minore ma fedele in spirito a una tradizione lunga: parte da Cesare Guasti nell'Ottocento (col Calendario pratese), passa attraverso l'Archivio Storico Pratese dal 1916, attraverso le riviste dell'Istituto Storico Pratese, e arriva fino a oggi. Non c'è niente di nuovo — solo strumenti nuovi.

Il filo che torna

Se rileggiamo i nove capitoli precedenti — il libero Comune (1140-1351), il Datini (Trecento), i Medici e il Sacco (1351-1737), i Lorena, l'Ottocento dei lanifici, le guerre del Novecento, il boom Becattini, l'arrivo della comunità cinese — un filo torna ogni volta: Prato ha imparato a sopravvivere alle crisi reinventandosi senza buttare via quello che era.

La cardatura della lana rigenerata del 1850 era riciclo di stracci. L'anello dorato di Nio attorno all'edificio di Gamberini del 2016 è riciclo di architettura. L'IGP cardato riciclato sta per arrivare nel 2026. Sono tre forme diverse della stessa intelligenza pratese: prendere quello che il mondo butta via, ridargli un valore, farne mestiere.

E quella prima lezione del Comune libero — quella del 1351, quando Prato divisa al proprio interno fu venduta a Firenze — vale ancora. Sempre. Una città che non riesce a tenersi unita, vigile, partecipe, su quello che la riguarda davvero — il distretto, le scuole, la convivenza, la sostenibilità urbana, la trasparenza delle proprie istituzioni — è una città che qualcun altro arriverà a comprare. Lo abbiamo già visto succedere. È nel libro.

Anche il 2025, con il commissariamento del Comune, ce lo ha ricordato.

Le elezioni del 24-25 maggio 2026 sono solo l'ennesima volta in cui la lezione torna sul tavolo. Possiamo accettarla. Possiamo decidere di guardare meglio. Possiamo decidere che la storia di Prato del prossimo secolo la scriviamo tutti — non solo nelle urne, ma tutti i giorni dell'anno: nelle scelte di acquisto, nei figli mandati a scuola, nei controlli civici, nei piccoli gesti di partecipazione. Se qualcuno legge queste pagine fra dieci o vent'anni e fa qualcosa per la città — anche solo l'opera minore di restare informato — questo libro avrà avuto un senso.


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